Il 78% dei dirigenti italiani intervistati in un nuovo studio IBM afferma che, nell’ultimo anno, almeno un incidente legato all’intelligenza artificiale è arrivato all’attenzione del consiglio di amministrazione o del top management. Tra le organizzazioni interessate, solo il 37% riferisce una modifica delle politiche o dei modelli di governance in risposta. La ricerca, diffusa il 15 ottobre 2026, descrive un divario tra l’adozione dell’AI e la capacità dichiarata di controllarne rischi e responsabilità.
I risultati italiani provengono da 510 dirigenti di organizzazioni con almeno mille dipendenti. Non rappresentano quindi una misura riferibile indistintamente a tutte le imprese del Paese, comprese le piccole e medie aziende.
Che cosa comprende la definizione di incidente AI
L’indagine include eventi diversi: il malfunzionamento di un agente, l’esposizione di dati, errori nelle decisioni basate sull’AI e violazioni della sicurezza collegate a questi sistemi. Il dato del 78% non equivale pertanto alla quota di aziende che ha subito un attacco informatico, né indica da solo la gravità o il costo degli episodi.
Nel campione complessivo di Europa e Medio Oriente, la quota di intervistati che segnala incidenti arrivati ai vertici è dell’80%; il 40% delle organizzazioni coinvolte dichiara una revisione della governance. I numeri derivano dalle risposte dei dirigenti, non da un censimento indipendente degli incidenti.

Agenti già in produzione per il 43% del campione italiano
In Italia il 43% degli intervistati dichiara di utilizzare già AI agentica in produzione, rispetto al 35% del campione complessivo. Con questa espressione si indicano sistemi che possono eseguire attività e azioni nei processi aziendali, con gradi diversi di autonomia.
L’82% degli intervistati italiani si aspetta che entro il 2027 gli agenti abbiano una certa autonomia decisionale. Solo il 30% ritiene però che il proprio modello di governance sia progettato per supportarne l’impiego su larga scala. Le corrispondenti quote nel campione complessivo sono del 75% e del 37%.
Il tema del controllo accompagna quello della diffusione degli agenti, affrontato anche nel nostro articolo sulla ricerca OpenAI sull’adozione degli agenti in Italia. I due studi hanno perimetri e metodologie distinti, perciò i risultati non sono direttamente confrontabili.
Fornitori e partner: il 64% riconosce lacune nei controlli
Il 64% del campione italiano riconosce limiti nel modo in cui le regole interne coprono i sistemi AI dei principali fornitori, partner tecnologici e soggetti della catena di approvvigionamento. Soltanto il 24% dichiara un monitoraggio continuo dei rischi AI di terze parti; il 13% applica requisiti di verifica o certificazione indipendenti.
La misurazione economica resta parziale: il 35% dispone di una quantificazione formale del rischio finanziario dovuto alle lacune di governance, esaminata dal consiglio di amministrazione. Quando l’adozione procede più velocemente della preparazione dei controlli, il 44% degli intervistati italiani afferma di continuare entro limiti di rischio accettati; il 41% rinvia l’implementazione fino alla disponibilità di un quadro adeguato.
Responsabilità, tracciabilità e possibilità di fermare gli agenti
Tra le esigenze indicate dai dirigenti italiani per gestire agenti più autonomi entro il 2027 figurano accordi giuridici o contrattuali sulla responsabilità dei fornitori in caso di malfunzionamento, citati dal 39%. Il 33% chiede soglie definite per l’intervento umano, il 32% monitoraggio in tempo reale e tracciabilità delle decisioni, il 31% la possibilità di interrompere immediatamente l’attività degli agenti nell’intera organizzazione.
Nico Losito, amministratore delegato di IBM Italia, richiama nel comunicato la necessità di integrare la governance nel funzionamento dei sistemi, con confini operativi, responsabilità definite e controlli in tempo reale. Il documento cita inoltre il progetto Gina On-Air di Bertolotti, sviluppato con IBM e Uno Informatica, come esempio di integrazione dell’AI nei processi manifatturieri. Non fornisce, per questo caso, risultati quantitativi su produttività o riduzione degli incidenti.
Come è stata condotta la ricerca
Censuswide ha realizzato l’indagine per conto di IBM tra il 14 e il 24 settembre 2026. Il campione comprende 3.221 dirigenti, inclusi esponenti dei vertici aziendali, presso organizzazioni con almeno mille dipendenti in Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Il dettaglio italiano è contenuto nel comunicato IBM distribuito alla stampa. La pubblicazione ufficiale IBM dedicata al Regno Unito conferma il perimetro internazionale e il periodo di rilevazione della stessa indagine; i dati nazionali britannici restano distinti da quelli italiani.


























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