L’allarme di Volker Türk a Oxford e le risposte della portavoce Marta Hurtado a Roberto Cosentino: regole vincolanti, verifiche indipendenti e limiti agli usi che minacciano i diritti umani.
Alcuni sistemi di intelligenza artificiale non dovrebbero essere venduti o utilizzati finché non esistono garanzie adeguate per i diritti umani. È la posizione dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, che chiede una moratoria per i sistemi ad alto rischio e controlli indipendenti sulle loro capacità. Marta Hurtado, portavoce dell’Alto Commissario Volker Türk, lo ha spiegato ad alcune nostre domande. Il tema è tornato al centro dell’intervento di Türk all’AI and Human Rights Summit del 5 ottobre a Oxford, dove ha chiesto garanzie obbligatorie. Il programma del vertice prevedeva un suo intervento video. Secondo il resoconto di UN News, Türk ha avvertito che la corsa tra aziende e Stati può compromettere sicurezza e diritti, fino a sollevare timori per la sopravvivenza dell’umanità. Un allarme sui possibili rischi, non una previsione di un esito inevitabile.
L’allarme di Türk e il tempo per intervenire
A Oxford, Türk ha riconosciuto i benefici possibili dell’AI per salute, scienza e istruzione, ma ha contestato il controllo della tecnologia da parte di pochi soggetti e l’assenza di sufficiente supervisione pubblica. Ha richiamato i rischi per i servizi essenziali e ha chiesto di impedire che le macchine decidano chi vive e chi muore. Per l’Alto Commissario servono obblighi per le imprese e un aggiornamento delle norme su responsabilità, cybersicurezza e dati personali. «Non possiamo più permetterci di aspettare o affidarci alla buona volontà», ha dichiarato, secondo UN News.
La sicurezza dell’AI deve proteggere le persone
Che cosa significa, in concreto, chiedere garanzie sulla sicurezza dell’AI? Nella risposta alle nostre domande, Hurtado ha precisato che per Türk l’affidabilità tecnica non basta. La sicurezza deve comprendere le tutele che proteggono persone e comunità dai danni.
La portavoce ha indicato regole vincolanti, valutazioni rigorose dell’impatto sui diritti umani, trasparenza, responsabilità e una supervisione efficace lungo l’intero ciclo di vita dei sistemi. Ha richiamato anche la necessità della due diligence: un processo che deve identificare e affrontare i rischi per i diritti prima che si traducano in danni, con verifiche che proseguano dopo l’introduzione della tecnologia.
Una preoccupazione specifica riguarda gli agenti AI, sistemi che possono eseguire azioni con un grado crescente di autonomia. Hurtado ha spiegato che la loro capacità di operare senza supervisione umana richiede garanzie tecniche, giuridiche e istituzionali forti. Il punto riguarda dunque anche ciò che un sistema può fare, oltre a ciò che può scrivere o suggerire.
Dove l’ONU chiede limiti e divieti
La prima domanda dell’intervista riguardava le linee che la regolamentazione non dovrebbe permettere di oltrepassare. Hurtado ha risposto che, nelle applicazioni ad alto rischio e sensibili per i diritti, se i rischi non possono essere mitigati in modo efficace, gli Stati dovrebbero rinunciare all’impiego del sistema o vietarne determinati usi, secondo il principio di precauzione.
La portavoce ha citato l’attività delle forze dell’ordine, la gestione delle frontiere e della migrazione, l’amministrazione delle prestazioni sociali e le applicazioni militari. Si tratta di ambiti nei quali una decisione automatizzata può avere conseguenze dirette sulle persone.
L’indicazione non equivale a un divieto generale dell’intelligenza artificiale: riguarda gli impieghi nei quali le garanzie disponibili non consentono di proteggere adeguatamente i diritti. Il criterio proposto dall’Ufficio ONU lega l’autorizzazione all’uso alla capacità di dimostrare quelle tutele.
Una moratoria fino a garanzie dimostrabili
Alla domanda se alcune capacità o applicazioni dell’AI debbano restare ferme finché la loro sicurezza non sia stata dimostrata in modo indipendente, Hurtado ha risposto: «Sì, certamente».
L’Ufficio ONU sostiene un approccio precauzionale quando esistono rischi gravi per i diritti umani. La portavoce ha ricordato la richiesta di una moratoria sulla vendita e sull’uso dei sistemi che presentano rischi elevati per quei diritti, fino a quando siano presenti garanzie adeguate e si possa dimostrare la conformità agli standard sui diritti umani.
Hurtado ha sottolineato che gli Stati devono agire con la dovuta diligenza per rispettare i loro obblighi. Ha inoltre chiarito che servono supervisione e verifiche indipendenti, anziché affidarsi soltanto alle autovalutazioni dell’industria. È la posizione espressa dall’Ufficio ONU; queste risposte non introducono da sole una moratoria giuridicamente operativa.
Armi autonome e sorveglianza di massa
La terza domanda affrontava l’autonomia letale, la sorveglianza di massa e il potere concentrato nelle mani di chi sviluppa i sistemi più avanzati. Per Hurtado, il diritto internazionale dei diritti umani offre già un riferimento: anche l’innovazione tecnologica deve restare soggetta ai diritti, alla responsabilità e allo Stato di diritto.
Nel settore militare, l’Ufficio ONU considera particolarmente problematici i sistemi che possono selezionare e colpire obiettivi senza un controllo umano significativo. La portavoce ha richiamato le conseguenze per il diritto alla vita, la dignità e la possibilità di ottenere un rimedio effettivo, oltre alla necessità urgente di una regolamentazione internazionale. Quando è in gioco l’uso della forza, le decisioni umane e la responsabilità devono restare centrali.
Quanto alla sorveglianza, Hurtado ha ribadito la posizione dell’Ufficio: quella indiscriminata o di massa resa possibile dall’AI è incompatibile con la privacy, la libertà di espressione, la non discriminazione e altri diritti. Il richiamo riguarda l’impiego della tecnologia e i suoi effetti, non soltanto l’accuratezza dei singoli algoritmi.
Chi decide quali rischi deve accettare la società
La concentrazione del potere sull’AI avanzata in pochi soggetti solleva, secondo la portavoce, ulteriori problemi. Può accentuare le disuguaglianze e indebolire la capacità delle società di adottare regole democratiche a tutela dei diritti.
Hurtado ha indicato come risposte la trasparenza, il controllo democratico, l’esame indipendente e la cooperazione internazionale. Le decisioni con conseguenze globali non dovrebbero dipendere soltanto da pochi attori. È un tema che collega la sicurezza dei sistemi alla possibilità dei cittadini e delle istituzioni di intervenire sulle scelte che li riguardano.
Il ruolo delle Nazioni Unite
Nella quarta risposta, Hurtado ha descritto l’ONU come una sede centrale per la cooperazione internazionale. La governance dell’AI dovrebbe poggiare sul diritto internazionale dei diritti umani e coinvolgere, oltre agli Stati, società civile, imprese, università e comunità tecnica.
Secondo la portavoce, le Nazioni Unite possono offrire un luogo per negoziare limiti condivisi, attuare moratorie e sostenere meccanismi di verifica e responsabilità. Per le armi autonome letali, le tecnologie avanzate di sorveglianza e i sistemi AI di frontiera servono standard internazionali e supervisione multilaterale, perché alcuni danni non possono essere affrontati adeguatamente da un singolo Stato.
Il criterio che emerge dalle risposte è concreto: le garanzie devono poter essere dimostrate e controllate da soggetti indipendenti. Dove questo non è possibile e i rischi per i diritti restano elevati, l’Ufficio ONU chiede che l’impiego del sistema sia sospeso o che determinati usi siano vietati.
Fonti e nota sulle dichiarazioni
Le risposte all’intervista sono state inviate a Roberto Cosentino il 16 settembre 2026 da Marta Hurtado, che ha chiesto di attribuirle a lei in qualità di portavoce dell’Alto Commissario. Le citazioni in italiano sono traduzioni dall’inglese. Non si tratta di un’intervista diretta a Volker Türk.
Il resoconto dell’intervento del 5 ottobre è tratto da UN News, «‘The clock on AI regulation is ticking’, warns UN rights chief». La data e il formato dell’inter



























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