AI.com, storia di un dominio da 70 milioni di dollari

La cessione di AI.com per circa 70 milioni di dollari rappresenta una delle operazioni più rilevanti mai registrate nel mercato dei domini premium. Al di là della cifra, l’interesse riguarda l’identità delle parti coinvolte e il contesto strategico dell’operazione.

Il venditore: Arsyan Ismail e l’investimento anticipatore

Il dominio è stato venduto da Arsyan Ismail, imprenditore tecnologico malaysiano attivo nel settore digitale e nell’innovazione web. Secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa specializzata, Ismail aveva acquisito AI.com diversi anni prima della vendita, quando il mercato non attribuiva ancora all’acronimo “AI” il valore sistemico che avrebbe assunto dopo l’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa.

Who Is Arsyan Ismail, The Malaysian Behind The RM300 Million AI.com Sale?
Arsyan Ismail

Non risultano comunicati ufficiali dettagliati sul prezzo di acquisto originario, ma le fonti concordano sul fatto che l’investimento iniziale fosse estremamente inferiore rispetto alla cifra di cessione. La valorizzazione è maturata nel tempo, in parallelo con l’affermazione dell’AI come tecnologia centrale nell’economia globale. La trattativa non è avvenuta tramite asta pubblica. Le informazioni disponibili indicano una negoziazione privata, condotta attraverso un broker specializzato in domini di alto profilo.

Il ruolo del broker: Larry Fischer

L’operazione è stata intermediata da Larry Fischer, figura nota nel settore del domain investing e associato alla piattaforma GetYourDomain.com. Fischer è riconosciuto per aver partecipato a diverse transazioni di domini premium, spesso caratterizzate da riservatezza contrattuale e trattative dirette tra le parti.

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Nel mercato dei domini ultra-premium, la mediazione di broker esperti è frequente: consente di gestire valutazioni, due diligence tecnica, escrow e modalità di pagamento complesse, specialmente quando l’importo supera decine di milioni di dollari.

L’acquirente: Kris Marszalek e la strategia Crypto.com

L’acquirente è Kris Marszalek, co-fondatore e amministratore delegato di Crypto.com. La transazione, secondo le ricostruzioni pubbliche, sarebbe stata regolata interamente in criptovalute, elemento coerente con il profilo dell’acquirente e con l’identità della società.

Marszalek ha collegato l’acquisizione a una strategia di posizionamento nel settore dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di sviluppare servizi AI integrati all’ecosistema Crypto.com. L’operazione si inserisce in una fase in cui molte piattaforme fintech e crypto stanno ampliando la propria offerta verso strumenti di automazione, assistenti intelligenti e infrastrutture basate su machine learning.

Il dominio, per la sua semplicità e universalità, consente un posizionamento immediato e globale. Due lettere, identiche in quasi tutte le lingue, facilmente memorizzabili e prive di ambiguità semantica.

Una transazione tra branding e asset strategico

La vendita di AI.com non è soltanto un’operazione immobiliare digitale. È una dichiarazione strategica. Per il venditore rappresenta la monetizzazione di una visione anticipatrice. Per l’acquirente costituisce un asset di brand positioning con valore simbolico e commerciale.

Nel panorama dei domini premium, AI.com rientra nella categoria dei “two-letter .com”, una delle più rare e ambite. I domini .com a due lettere sono solo 676 in totale, fattore che ne limita drasticamente la disponibilità e ne sostiene il valore.

La cifra di circa 70 milioni di dollari colloca la transazione tra le più elevate mai riportate pubblicamente nel settore. Più che una semplice compravendita, è il riflesso di un cambio di paradigma: l’intelligenza artificiale come centro gravitazionale dell’economia digitale e i nomi a dominio come infrastruttura simbolica di questo nuovo equilibrio.

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Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.