Recensione Motorola Razr 40. Più che Razr, un Flip

Recensione Motorola Razr 40. Più che Razr, un Flip

Motorola Razr 40 è forse il primo smartphone pieghevole di fascia media. Il prezzo è più accessibile degli altri ed è forse il più maturo. Ma non chiamatelo Razr: è più un flip.

Motorola Razr 40 è forse il primo smartphone pieghevole di fascia media. Il prezzo è più accessibile degli altri ed è forse il più maturo. Ma non chiamatelo Razr: è più un flip.

Il mercato dei pieghevoli è maturo. E lo si capisce, perché si sta uniformando. Quest’anno sul mercato sono usciti ben quattro “flip”, la quinta generazione di Samsung, il Flip di OPPO (che abbiamo recensito) e i due Motorola Razr 40 e 40 Ultra. L’oggetto di questa review è la versione “base” del gioiello di Motorola. Che di Razr non ha molto, se non il nome.

Confezione

Dalla presentazione della penultima linea Edge, Motorola al packaging ha apportato una novità poco tech, ma molto piacevole. La confezione non è solo attenta all’ambiente, ma anche molto profumata. Una fragranza delicata e determinata allo stesso tempo, che aggiunge un’esperienza olfattiva per il cliente. Una strategia di marketing che esce un po’ dagli schemi, ma che fa davvero piacere. Un po’ rischiosa allo stesso tempo, perché non è sicuro che possa essere apprezzata da chiunque; ma l’aroma è molto gradevole e toglie l’odore di plastica. I più appassionati di tecnologia e gli amanti degli unboxing storceranno un po’ il naso. Chi scrive l’ha trovata, da appassionato di marketing, un modo per coinvolgere un altro senso oltre alla vista, al tatto e all’udito, oltre ad un elemento distintivo a cui in pochi hanno pensato.

All’interno della confezione troviamo la cover di protezione (divisa in due pezzi) rigida e trasparente che mette al sicuro il dispositivo. In realtà aggiungono anche un elemento di scivolosità che inizialmente il design non offriva, per cui sarà utile prestare particolare attenzione se si vuole usarle, in particolar modo nell’apertura del device. La confezione ospita anche il caricabatterie da 33W, anche se il telefono si può caricare al massimo a 30W; infine il cavo USB-A/USB-C.

Costruzione e design

Diciamolo subito: di Razr questo smartphone, ha ben poco. Non è necessariamente un male, ma per conferirgli un tocco di Razr, è stato implementato un software che richiama i primi telefoni di Motorola a conchiglia. Le linee e il design di questo telefono non ricordano in alcun modo l’aspetto tagliente che si è vista nel corso dei decenni su questa storica gamma, proseguita poi sui primi pieghevoli, come il Razr 5G, che abbiamo recensito tempo addietro. In particolar modo nella colorazione Vanilla Cream, in prova, che sembra attirare un po’ la polvere. Tuttavia il telefono è abbastanza maneggevole e per niente scivoloso, ma nel caso lo si volesse proteggere con le cover presenti nella confezione, paradossalmente potrebbe dare problemi di grip nell’apertura, quindi meglio fare attenzione. Abbiamo rischiato un paio di volte rovinose cadute, fortunatamente sventate.

Recensione Motorola Razr 40.
La cerniera teardrop secondo Motorola ha un nuovo design utile a rendere meno percettibile la piega del display. 

La colorazione Vanilla Cream può piacere (e non piacere) trasversalmente, ma nel complesso è gradevole. Al tatto risultano piacevoli le linee irregolari del design, che lo rendono facilmente maneggiabile e con un ottimo grip. Eredita le caratteristiche dei primi Razr 5G, ovvero l’alluminio 7000 e il rivestimento idrorepellente IP52, con l’aggiunta della pelle vegana. Le dimensioni del pieghevole sono di 73,95 x 170,82 x 7,35 mm quando aperto e 73,95 x 88,24 x 15,8 mm da chiuso. Pesa intorno ai 188,6 grammi. Non male.

Lo smartphone è costruito affinché il sensore di impronte digitali posto sul profilo destro del telefono, possa essere facilmente raggiunto dal pollice destro e dall’indice sinistro, a prescindere che sia aperto o chiuso. Un tangibile miglioramento rispetto al passato. Bene anche il tasto unico per bilanciare il volume. Nel profili inferiore il microfono, la USB Type C e lo speaker, il quale collabora con l’ottima capsula auricolare per offrire un audio stereo di elevata qualità con Dolby Atmos. Un aspetto altrettanto migliorato rispetto al passato. Nel profilo sinistro lo slot per la SIM fisica, ma ci sarebbe lo spazio anche per un’altra SIM.

Una parte del telefono presenta la scritta “razr” e il logo della casa alata, con una colorazione in armonia con il resto del dispositivo. L’altra faccia invece presenta uno schermo esterno, da cui si possono compiere una serie di limitate funzioni, ma anche utili. Ad esempio si potrà consultare l’orario, il meteo, verificare se ci sono notifiche ed effettuare chiamate ai contatti preferiti. Con un gesto della mano, inoltre, si potrà attivare le due fotocamere esterne per i selfie, usando lo schermo piccolo come anteprima. La parte della cerniera appare invece predisposta alla polvere, potrebbe essere necessario pulire lo spazio che attrae elementi di sporcizia.

I display di Motorola Razr 40

I due schermi ottengono un’evoluzione rispetto al passato. Quello interno è pOLED, mentre quello esterno è OLED. La diagonale di quello interno è da 6,9 pollici Full HD+, quello esterno è da 1,5 pollici con risoluzione da 194 x 368 pixel, contro i 2.640 x 1.080 pixel del più grande. La qualità è elevata, si nota una marcata evoluzione rispetto al passato, Inoltre fa piacere trovare una pellicola protettiva sullo schermo interno. Per quanto riguarda la piega, è ovviamente visibile, ma solo in particolari situazioni, e in base a come è colpita dalla luce. Ma quando la luminosità del display è al massimo, ed è perfettamente perpendicolare agli occhi dell’utente, difficilmente si noterà. Chi scrive, ma può essere solo una impressione errata, nota non essere così accentuata come una volta o come su altri device. Lo schermo interno prevede inoltre una ridottissima area dedicata alla capsula auricolare, che offre un buon audio, anche abbinato allo speaker. Forse lo spazio è un po’ troppo risicato, questo sì.

A parte ciò, lo schermo è di altissima qualità, con un refresh rate che si spinge fino a 144Hz, supporto HDR10+ ed elevata luminosità fino a 1.400 nits. Ciò vuol dire che non si avranno problemi nella consultazione dei contenuti anche sotto la luce diretta del sole. Inoltre, l’esperienza è molto personalizzabile. Altrettanto personalizzabile il display esterno, anche grazie alla possibilità di scegliere quadranti, colori, notifiche, e inserire widget di utilità, come l’accesso ai contatti preferiti, i controlli per la musica, per il registratore vocale, etc.

In particolare le dimensioni del display esterno, una volta essere entrati in contatto con quelli degli altri flip, appaiono un po’ ridotte, ma in realtà se non si hanno particolari pretese, non è poi così male. Da una parte il consumo della batteria è ridotto, dall’altra, per le funzioni che si possono usufruire da chiuso, va comunque bene. Lui arriva invece a 1.000 nits (ed è più che sufficiente) e 60Hz (idem) e dispone della protezione Corning Gorilla Glass Victus. L’unico problema che questo display ha prodotto è che quando chiuso e in chiamata, è parecchio sensibile al tocco e può capitare che venga disattivato il microfono, se tenuto nei pantaloni e utilizzati gli auricolari.

Hardware & Software

Motorola Razr 40 può essere considerato come uno dei primi foldable di fascia medio-alta. E non ce lo dice solo il prezzo più contenuto rispetto ai colleghi, ma anche il reparto hardware. Ciò non vuol dire che abbia dei problemi in termini di performance, anzi, ma è stato un po’ “limitato” nel reparto preposto alle performance per contenere il prezzo e rendere la tecnologia pieghevole un poco più democratica. Della parte costo ne parleremo poi. Il dispositivo si avvale dello Snapdragon 7 Gen 1, dispone di 8 GB di RAM (espandibile virtualmente) e 256 GB di storage, con memorie UFS 2.2 e LPDDR4x. La GPU è l’Adreno 644, mentre la batteria è da 4.200 mAh. Siamo molto distanti dai primi razr pieghevoli; la batteria è affidabile e si arriva, con un utilizzo normale, ad un giorno e mezzo di utilizzo. Questo sì grazie al comparto hardware, ma anche grazie al display esterno che limita il consumo per via di quello interno. La carica supportata è da 30W, all’interno troviamo l’alimentatore da 33W. Il telefono supporta anche la carica wireless a 5W.

Le performance sono fluide, anche sotto pressione. Benché non sia un telefono pensato per il gaming, si può giocare con qualsiasi titolo anche impegnativo, al costo di tollerare un po’ di surriscaldamento. Lato software, Motorola ha sempre abituato a versioni di Android pulite, ma su questo Razr si nota la personalizzazione della casa alata. Android 13 infatti su questo dispositivo troverà app dedite alla sicurezza come Moto Secure e ThinkShield, già vista sul ThinkPhone. Abbiamo anche Ready For e tutte le opzioni di personalizzazione, un tool per ottimizzare le prestazioni nel gaming e l’app Moto per aiutare l’utente a sfruttare al massimo il software e il proprio dispositivo. Gradevole anche la funzionalità Family Space, che permette di suddividere Motorola Razr 40 in spazi personali in cui sono utilizzabili poche e selezionate applicazioni per volta. Si potrà ad esempio creare uno spazio sicuro per i membri della famiglia, da cui si potrà uscire solo tramite password o autenticazione biometrica. Troviamo infine NFC, eSIM (niente seconda SIM fisica), Bluetooth 5.3 e WiFi 6e.

Il reparto fotografico del Razr 40

Sono tre le fotocamere del dispositivo. Una da 64 Mpixel con stabilizzatore ottico e apertura f/1.7, una grandangolare da 13 Mpixel con lente da 120° e una da 32 Mpixel posta nel display interno. Le immagini nel complesso sono buone, non sono le migliori immagini scattate da uno smartphone, ma non è un camera phone. Le immagini dispongono di una più che buona definizione, anche se il bilanciamento del bianco è differente da una fotocamera all’altra e quella grandangolare produce immagini con evidente distorsione. Anche di sera sono immagini di grande qualità, in particolar modo con la fotocamera principale.

Alcuni aloni presenti nelle foto della fotocamera grandangolare, hanno suggerito però che sono un po’ più esposte a ditate e sporco per via della posizione. Meglio pulirle con un pannetto, prima di dedicarsi alle immagini. La fotocamera anteriore non ha mai impressionato per definizione e dettaglio.
Purtroppo, come molti dispositivi di fascia medio-alta, Motorola Razr 40 durante l’acquisizione di video si ferma a 4K a 30fps. Se si vuole arrivare a 60fps, bisognerà accontentarsi di 1080p.

Conclusioni

I foldable sono finalmente telefoni maturi e affidabili, come dimostra Motorola Razr 40, e proprio lui è forse il più maturo tra tutti. Con il suo arrivo sul mercato i produttori di pieghevoli stanno piano piano conquistando le fasce di prezzo più abbordabili. Questo telefono in particolare è stato lanciato al costo di poco inferiore ai 900 euro, ma si può trovare su strada intorno agli 800 euro. E se si è arrivati sulla fascia medio-alta, niente ci vieta di pensare che possano raggiungere anche segmenti più accessibili. A parte questo, con molta calma, il brand sotto l’egida di Lenovo cerca di democratizzare i pieghevoli. Tuttavia il design di Razr 40 lo rende uno tra i migliori Flip ma, come già detto, di Razr ha ben poco. Il design in pelle vegana è anche piacevole ed elegante, ma è progettato in perfetta antitesi con il suo nome.

Agli albori della storia di questa linea immortale, il nome Razr veniva ritrovato nei suoi connotati taglienti, come le lame di un rasoio, razor per l’appunto. Un elite di appassionati di tecnologia si ricorderà questo spot del 2007 (anno più anno meno) in cui si esaltava il design affilato del cellulare, il Razr V8. Se queste linee venivano rievocate nella seconda generazione del pieghevole del 2020, sono andate perdute nei modelli di quest’anno. Le linee sono morbide, sinuose. Questo non è un Razr. Questo è un Flip. Un bel Flip, con tutte le carte in regola per ammaliare anche i più scettici dei foldable.

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In breve

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Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.