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Ci è arrivato un pacco vuoto, la mail da incubo di Amazon

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Dacché il mercato è cambiato dall’arrivo degli e-commerce, con gli acquisti effettuati online e tramite carta di credito e non più in negozio, gli oggetti acquistati arrivano presso l’abitazione attraverso il corriere, ovviamente partito dal magazzino. Un processo che è stato impiegato da malintenzionati in mille modi diversi, al fine di danneggiare l’acquirente. Si parte dai malware, al brushing scam, fino allo smishing. Ma in tutto questo c’è anche qualcosa di autentico, che danneggia spesso l’utente finale e onesto: una mail di Amazon che informa dell’avvenuta ricezione di un pacco vuoto.

Pacco vuoto o prodotto diverso: la mail di Amazon autentica

Quando si effettua un acquisto, si ha la possibilità di richiedere un rimborso o di effettuare un recesso entro i 15 giorni dall’acquisto. Ovviamente ciò è possibile nel caso in cui il prodotto disattenda le aspettative, ad esempio se arriva danneggiato, diverso dall’ordine effettuato o addirittura mancante. Quando si procede al reso, l’utente potrà spedire dunque il prodotto e attendere un rimborso. Alle volte può succedere che giunga una e-mail in cui viene spiegato che l’azienda ha ricevuto un pacco vuoto, con la possibilità che venga riaddebitato il costo del prodotto. In questo caso l’utente si troverebbe quindi senza prodotto acquistato e privo della spesa sostenuta. Ma come è possibile?

In realtà non è niente di nuovo. Non è raro che vi sia qualche “mela marcia” lungo la filiera (dal magazzino, al corriere) che non danneggia solo l’utente finale, ma anche l’azienda stessa. Di recente è capitato, a parti inverse, al nostro collega Andrea Galeazzi (come dimostrato in questo video) che ha effettuato un cospicuo acquisto su Amazon e ha ricevuto un prodotto totalmente diverso dall’originale (salvo poi essere risolto in breve tempo dall’assistenza). Ma quando succede il contrario?

La community a sostegno dell’utente

Qui entra in gioco un gruppo su Facebook dal nome eloquente: “Truffati da Amazon“. Nella community gli utenti lamentano mancati rimborsi, controversie e lunghe diatribe con l’assistenza clienti dell’e-commerce. Molti dei quali lamentano di aver ricevuto la famigerata mail in cui si informa l’utente che l’azienda ha ricevuto il reso, ma il pacco era vuoto o differente da quanto spedito. Cosa succede dunque? Se l’utente ha rispettato le politiche di reso della piattaforma, molto probabilmente lungo la filiera il pacco è stato manomesso e spedito al colosso vuoto o con un prodotto differente dall’originale. Ad andarci di mezzo è l’utente finale, che non potrà ottenere il rimborso dovuto, ma anche il venditore (qualora fosse un negozio terzo) o lo stesso e-commerce, che non riceve il prodotto venduto. Cosa può fare dunque l’utente per risolvere e ottenere il rimborso?

La maggior parte delle volte, come è facilmente intuibile consultando le richieste d’aiuto dei numerosi utenti presenti nel gruppo, gli articoli mancanti sono prodotti tecnologici, o comunque di alto valore economico. Non importa che siano nuovi, usati o ricondizionati, una elevata percentuale riguarda questo tipo di prodotti. Di conseguenza non ricevere il rimborso può arrecare un danno ingente all’utente finale. I modi per ottenere i rimborsi sono riportati nel gruppo dall’amministratore dello stesso e possono richiedere settimane (se non mesi). Se si è vittime di un caso analogo è bene innanzitutto contattare l’assistenza, per verificare che non si sia trattato di un errore. Non è facile che questo accada, ma nemmeno impossibile. Se si è fortunati, l’assistenza può verificare l’errore e procedere al rimborso.

Verificando i vari casi all’interno del gruppo, se nel corso della propria presenza su Amazon non si siano effettuati numerosi resi, ma al contrario siano stati effettuati molti acquisti, è possibile che l’assistenza proceda comunque al rimborso in via del tutto eccezionale. Ma non è garantito che questo accada. Un tentativo, comunque, non nuoce. Diversamente, potrebbe essere necessario denunciare l’accaduto presso le forze dell’ordine e rivolgersi alla piattaforma per la risoluzione delle controversie online della Commissione Europea. Casi simili possono accadere anche quando l’utente ha in essere numerosi resi, alle volte effettuati in maniera errata o con poca cura.

Cosa dice l’unione consumatori in caso di mail riportante pacco vuoto

Anche l’Unione Nazionale Consumatori è intervenuta sulla vicenda, lamentando un aumento delle segnalazioni in tal senso. Cosa fare dunque per tutelarsi e prevenire problematiche simili o avere gli strumenti adeguati per difendersi? Innanzitutto, trattandosi spesso di prodotti tecnologici, è bene prima del reso segnare il numero di serie del dispositivo. Riportata sulla confezione del prodotto, permetterà di essere bloccato (si procede così anche in caso di furto dello smartphone, attraverso l’IMEI). La relativa denuncia potrà essere allegata alla richiesta di rimborso per attestare la buona fede.

Il pacco da spedire inoltre è consigliabile che sia integro e imballato con scotch antieffrazione. Se si vuole una prova in più, una foto del pacco su di una bilancia indicante il peso della confezione può essere utile (anche se nulla toglie all’utente malintenzionato di manomettere il pacco successivamente…).

Assicurare la spedizione quando il pacco contiene un prodotto di alto valore è un’altra soluzione che può aiutare in certi casi. Nel caso dovesse avvenire un furto e Amazon dovesse inviare una mail che attesta la ricezione di un pacco vuoto, l’utente può comunque richiedere un rimborso totale.

Quando non è un prodotto tecnologico

Può capitare però che Amazon non riceva un pacco vuoto, ma una confezione contenente un articolo diverso. Se non è stato richiesto il reso per un prodotto tecnologico con un numero di serie utile a bloccarlo in caso di furto (ad esempio un asciugacapelli) come si può procedere per il rimborso? Anche in questo caso si dovrà contattare l’assistenza Amazon. Non sono rari i casi in cui sono stati segnalati ban ed eliminazione permanente dalla piattaforma per motivazioni simili. Può succedere quando l’utente è davvero in malafede, ma se l’utente è davvero vittima di un reato altrui, come si può risolvere? Un metodo è il chargeback, un procedimento attraverso il quale è possibile ottenere l’importo quando il pagamento è avvenuto tramite carta di credito. Non sempre può andare a buon fine, dipende dall’Istituto di Credito e dai vari accordi, ma anche in questo caso può valer la pena un tentativo qualora si fosse in buona fede.

I consigli per evitare di cadere vittime in truffe simili

Se si acquistano prodotti tecnologici da Amazon e dovessero risultare danneggiati, viene naturale dover richiedere il reso, la sostituzione o il rimborso. Nel corso degli anni però una considerevole quantità di utenti ha richiesto rimborsi anche per prodotti altrimenti funzionanti, restituiti dopo una semplice prova. Non è raro che un atteggiamento simile avvenga anche da “colleghi” che vogliono recensire prodotti per poi rispedirli senza una reale motivazione, ma entro i termini del recesso. Se il prodotto tecnologico acquistato può essere portato dall’assistenza perché in vigore i termini della garanzia, si può pensare di bypassare il reso tramite la piattaforma e rivolgersi direttamente al produttore e non al venditore. Se ad esempio si acquista un prodotto nuovo (che può essere uno smartphone) e l’assistenza prevede la risoluzione della problematica in tempi celeri anche solo attraverso la sostituzione (o eventualmente la riparazione) ci si può recare presso il negozio certificato dal produttore che può procedere con l’assistenza secondo i termini di garanzia.

Discorso diverso per quanto riguarda i prodotti ricondizionati. In questa nostra guida abbiamo spiegato come acquistare un telefono ricondizionato senza temere di acquistare un dispositivo che non rispetta la descrizione illustrata. Per acquistare uno smartphone ricondizionato, diversi store e e-commerce assegnano un grado volto ad illustrare la qualità e lo stato di un dispositivo. L’invito è quello di affidarsi a proposte che utilizzino un sistema di valutazione simile.

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Giornalista pubblicista, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Dopo le esperienze da NotebookItalia, PacoDigit e PC Professionale, ecco a voi Smartphonology.
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