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Neuralink, impiantato il primo chip in un cervello umano


Neuralink ci è riuscita, è stato impiantato il primo chip su un cervello umano, secondo quanto affermato in un tweet su X da Elon Musk. “Si sta riprendendo bene. I risultati iniziali mostrano un promettente rilevamento dei picchi neuronali” dichiara il magnate nello stesso tweet.

Dal 2016 al 2024, dall’idea all’impianto

I primi impianti su un umano, firmati Neuralink, avrebbero dovuto essere applicati prima nel 2020, poi nel 2022 e infine nel 2023. Nonostante i continui rinvii, il passo più importante è stato compiuto nel 2024, dopo che sul finire dello scorso settembre era stata avviata la ricerca di volontari. Dopo i primi no dell’FDA americano del marzo dello stesso anno sulla sperimentazione umana, l’approvazione è stata raggiunta nel maggio successivo.

Le interfacce cervello-computer hanno il potenziale per cambiare la vita in meglio. Vogliamo portare questa tecnologia dal laboratorio nelle case delle persone“. Queste parole si leggono sul sito Web dell’azienda fondata nel 2016 da Elon Musk. C’è chi dice che il vero obiettivo del numero 1 di Tesla sia quello di fondere Intelligenza Artificiale e umana. Molti hanno parlato di fantascienza, ma dopo lunghi test e impianti sugli animali, il giorno tanto atteso dal genio sudafricano è arrivato. Quello di oggi è solo un primo passo, ma se manterrà le promesse, la tecnologia di Musk potrebbe davvero aiutare le persone gravemente malate a riprendere il controllo della loro vita, o comunque vederla migliorata, attraverso il supporto dell’impianto. Che poi l’esperienza ottenuta venga poi utilizzata per altri scopi che fino a qualche tempo fa sembravano fantascientifici o addirittura impossibili, è presto per saperlo, ma è una possibilità.

Se funzionerà come nell’esempio del macaco nel video, le applicazioni per i malati possono essere infinite. Con il supporto dell’impianto, di uno smartphone o di un computer, il paziente potrà compiere operazioni semplicemente immaginandole. I dati verranno poi trasmessi e l’azione pensata, eseguita. Come nel video, in cui il macaco gioca a pong senza joystick, immagina semplicemente di muoverlo, facendo muovere il giocatore di Pong. In futuro, una persona con difficoltà motorie, potrebbe potenzialmente controllare dispositivi elettronici solo con il pensiero, migliorando la propria autonomia e qualità della vita. Questo include la possibilità di controllare cursori su schermi, scrivere messaggi o comandare protesi robotiche, il tutto attraverso l’interfaccia cervello-computer sviluppata da Neuralink.

Come funziona un chip Neuralink

L’interfaccia cervello-computer è impiantabile e invisibile ed è stata progettata per controllare un computer o un dispositivo mobile ovunque. L’impianto N1 è sigillato ermeticamente in un involucro biocompatibile che resiste a condizioni fisiologiche complesse. L’impianto è alimentato da una piccola batteria in grado di caricarsi in modalità wireless dall’esterno tramite un caricabatterie induttivo compatto che ne consente un utilizzo ovunque. Il vero e proprio chip ed elettronica vengono personalizzati in base all’ospite e sono a basso consumo. Il dispositivo elabora quindi i segnali neurali, trasmettendoli in modalità wireless all’applicazione Neuralink, che decodifica il flusso di dati in azioni e intenti. L’impianto N1 registra l’attività neurale attraverso 1.024 elettrodi distribuiti su 64 fili. Questi fili flessibili e sottili sono fondamentali per ridurre al minimo i danni. Data l’elevata complessità del chip, l’operazione avviene tramite un robot chirurgo, che attraverso un ago più sottile di un capello umano, procede all’operazione della distribuzione dei fili.

Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.