Le critiche all’IA sono un freno al progresso?


Su Internet e sui social, grazie al contributo di entusiasti e giornalisti, si sta generando un clamore attorno all’utilizzo delle Intelligenze Artificiali che generano immagini. La critica più utilizzata dagli utenti è che i software hanno appreso da immagini di altri artisti senza permessi e senza che ne fossero riconosciuti i crediti. In quanto ex fotografo ed ex fotoreporter, spesso le foto del sottoscritto sono state utilizzate indiscriminatamente, senza permesso. Non si può negare dunque il fastidio e la seccatura che questo può provocare. Si tratta di un’appropriazione fastidiosa. Ma in questo caso, diversamente, bisogna anche fare i conti con il progresso.

Immagine realizzata con Midjourney.

La maggior parte delle Intelligenze Artificiali più evolute non hanno appreso esclusivamente conto da una manciata di artisti di cui la memoria collettiva non è stata generosa. Ma anche dai più grandi maestri e artisti del passato, tuttora forti e presenti nei libri di Storia e di Storia dell’Arte. Ma il progresso è qualcosa che nessuno dovrebbe ostacolare. Il mondo dell’Arte, in ogni sua forma, come la musica ad esempio, subisce contaminazioni costanti. Quando ascoltiamo un pezzo nuovo di un musicista, si riconoscono le contaminazioni di altri artisti. Che siano attuali, o del passato. Spesso sono omaggi o citazioni che gli intenditori riconoscono alla prima nota, altri, i più giovani, canticchiano motivetti di artisti altrettanto giovani, ma gli ascoltatori sono spesso inconsapevoli della paternità delle note campionate o remixate. Eppure senza l’artista originale, non avremmo componimenti che ora come ora potrebbero essere i pezzi preferiti nelle nostre playlist.

Il video di “Bad Man” dei Disturbed, è stato interamente creato con frames generati da Midjourney.

Nella musica però ci sono enti che riconoscono il merito, pecuniario, della paternità dei brani. In Italia abbiamo la SIAE, per esempio. Alla fine di una serata di musica dal vivo, nel borderò vengono elencati i pezzi suonati, così come in un negozio la musica non può essere fatta ascoltare gratuitamente ai visitatori o acquirenti senza un permesso apposito. Ma le influenze di molti artisti che contaminano i nuovi pezzi, non vengono certo prezzati, ma tramandati, come geni nelle nuove generazioni.

Immagine realizzata con Midjourney.

Ma la protesta degli artisti è più che lecita. Ecco perché bisognerebbe trovare una quadra per regolamentare le IA, in modo che i lavori di chi ha contribuito involontariamente al perfezionamento di un software potente e utilizzabile da tutti, anche dietro pagamento, sia giustamente riconosciuto. Magari attraverso un modello che attribuisce ai musicisti un riconoscimento, come ad esempio degli enti per la protezione delle opere d’ingegno. Il mercato delle intelligenze artificiali è fresco, florido e attualmente non regolamentato a dovere. Protestare perché vengano riconosciuti i propri diritti è più che lecito e anzi doveroso. Ma porre dei freni al progresso, verso uno strumento che se adeguatamente studiato potrebbe essere una potente risorsa, è profondamente sbagliato.

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Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.