Il settore Tech è al 3° posto tra i più amati in Italia


Omnicom PR Group, una società di consulenza strategica in comunicazione, ha recentemente condiviso il proprio studio “Post-Invasion 2022/2023“. L’indagine ha analizzato la reputazione di 8 settori chiave dell’economia italiana, con 64 brand ad essi associati e attraverso le lenti di più di 2.000 consumatori. Questo studio ha portato alla luce i settori più amati dagli italiani, che vede il Tech al terzo posto con il 42,6% dei consensi.

Settore Momentum 2022 Ranking 2022 
Automotive44,7%
Grande Distribuzione (Retail)42,9%
Tecnologia 42,6%
Alimentare42,0%
Moda39,1%5
Cura della Persona 39,0% 6
Energia26,9%7
Servizi Finanziari24,6%

Dalla pandemia ad oggi, il ruolo del settore Tech

Dall’inizio della pandemia del 2020 fino ai primi mesi del 2022, si è assistito ad una esplosione dei fatturati delle aziende tecnologiche di qualsiasi dimensione. Un successo con grandi introiti economici, ridimensionati però dalla seconda metà dello scorso anno. Il trend è stato accompagnato da una comunicazione che ha efficacemente supportato la percezione di un settore chiave nelle fasi più acute della pandemia. La tecnologia ha infatti salvato il business di molte aziende, oltre a permettere una minima relazione sociale nel corso del confinamento.

Piccoli e grandi attori del comparto tecnologico si sono resi protagonisti di attività di CSR e charity. CSR (Corporate Social Responsibility) e Charity sono due termini legati all’impegno sociale delle aziende. CSR si riferisce alle iniziative intraprese dalle aziende per integrare obiettivi sociali ed ambientali nelle loro attività aziendali, mentre Charity si riferisce alle donazioni e alla beneficenza di un’azienda o di un individuo verso organizzazioni non profit o cause sociali. Entrambi gli approcci cercano di creare valore sociale e sostenibilità nella comunità e nella società. Ad esempio sono stati donati strumenti alle scuole e alle organizzazioni assistenziali, oltre a corsi gratuiti di formazione e avvicinamento alla tecnologia per le fasce di popolazione meno digitalizzate. Un settore che ha a cuore l’impegno verso le comunità locali e le grandi questioni sociali.

Il settore Tech è inoltre l’industry in cui il gap tra le aspettative dei consumatori e le esperienze effettive offerte dai brand risulta minore. Questo nonostante un territorio negativo. Il driver Offrire prodotti e servizi a maggior valore (certificazioni, tracciabilità e trasparenza su manodopera, sicurezza e privacy, etc.), è il più importante nella percezione degli intervistati. Ma considerando 9 driver, le aziende tecnologiche si classificano al 2° posto assoluto riguardo alla minore differenza tra aspettative ed esperienze.

Le dichiarazioni del VP di OPRG

Eros Bianchi, OPRG Vice President e Tech Industry Lead, così commenta: “Il giudizio dei consumatori sulle aziende di tecnologia è nel complesso sufficiente e tra i migliori delle varie industry, con un oggettivo miglioramento nell’ultimo biennio rispetto alle precedenti rilevazioni. Importante che, accanto ai giudizi positivi su performance finanziarie e politiche aziendali, gli intervistati riconoscano ai player del settore gli sforzi importanti compiuti per contribuire al supporto delle comunità in cui operano e una più spiccata etica e trasparenza relative a prodotti e servizi. Al contempo, però, “Post-Invasion” 2022/2023 ci ricorda che ci si aspetta molto di più in termini di sostenibilità ambientale, sicurezza dei dati e come il tema dell’innovazione non sia più tra le priorità segnalate, elemento dalle potenziali conseguenze esiziali per il futuro del settore”. 

Le sfide della tecnologia

La duplice sfida del settore vede la minaccia dell’impatto ambientale e della cybersicurezza. Le azioni intraprese per far fronte alle due problematiche e a fattori esterni come il rincaro energetico e l’inflazione, rischiano inoltre di aggravare i problemi finanziari che hanno caratterizzato gli ultimi mesi delle big tech, ormai alle prese con licenziamenti rilevanti di settimana in settimana. Lato green, la recente crisi energetica ha riacceso i riflettori sui data center, gli impianti di produzione di chipset e attività di mining. Sono viste come attività energivore e poco attente all’impatto sull’ecosistema. Nella percezione degli utenti infatti, i player tech non stanno offrendo soluzioni efficaci per la sicurezza dei dati, né – fattore ancor più grave –  sono in grado di far comprendere quanto sia importante adottarle. Il 51% degli intervistati ritiene che le aziende non sono sufficientemente impegnate nelle minacce della sicurezza informatica.

Dov’è l’innovazione?

Uno dei segnali d’allarme proveniente dagli studi sulla reputazione riguarda la sostanziale scomparsa dall’elenco delle prime tre priorità di tutti i settori analizzati dell’innovazione. Questo è particolarmente preoccupante per le aziende tecnologiche, dove l’innovazione rappresenta il terreno d’azione privilegiato. Anche se sembra in controtendenza rispetto alla necessità di un’ulteriore svolta digitale, l’attuale scenario economico e le incertezze per il futuro stanno influenzando la percezione dei consumatori riguardo agli ambiti di focalizzazione dei brand. In una fase di profonda incertezza, sembra che si stia dando poco spazio alla progettualità orientata al futuro, penalizzando l’innovazione.

Tuttavia, per capitalizzare l’attenzione e la centralità guadagnate e mantenere le promesse fatte durante la pandemia, le aziende tech devono coniugare azione e comunicazione. Ciò significa continuare a operare nella giusta direzione, come riconosciuto dai consumatori, focalizzandosi su un’innovazione concreta e percepita, per poi comunicare in modo chiaro e inclusivo quanto di positivo è stato fatto per migliorare la società e la quotidianità di tutti. In questo senso, è essenziale coinvolgere più efficacemente i giovani millennials e la generazione Z, che rappresentano il futuro della tecnologia, sia come consumatori sia come potenziali professionisti del settore.

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Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.