Xiaomi Mi 11 5G

Dietrofront USA, verso la rimozione del ban a Xiaomi

Gli ultimi giorni da Presidente di Trump, oltre ad essere concitati per via dei gravissimi fatti di Capitol Hill, hanno destato curiosità e scalpore anche nel mondo tecnologico, per via del ban inflitto a Xiaomi. Arrivato come un fulmine a ciel sereno a metà gennaio, il ban (o meglio, l’inserimento in una black list) era diverso rispetto a quello che colpì Huawei. Difatti Xiaomi avrebbe potuto continuare a stringere partnership in USA, ma non avrebbe potuto più ricevere investimenti da parte di aziende americane.

Xiaomi era stata inserita al tempo in una lista di aziende definite dal Dipartimento della Difesa USA  “Communist Chinese military companies“, ovvero quelle aziende che secondo gli Stati Uniti collaborano con l’esercito cinese. Xiaomi si è subito tutelata affermando di non collaborare con l’esercito cinese in tal senso. Due settimane dopo, l’azienda ha intentato una causa contro gli USA, con lo scopo di essere rimossa dalla black list, che aveva già prodotto i primi effetti negativi.

L’ultimo atto della vicenda risale a stamattina, quando Bloomberg ha riportato che gli Stati Uniti avrebbero intenzione di accettare la richiesta di Xiaomi di essere rimossa dalla black list. La decisione sarebbe avvenuta in seguito ad un accorto tra Governo USA e l’azienda, di cui non si conoscono i particolari. Un giudice inoltre, poco tempo addietro, avrebbe definito l’assegnazione della realtà cinese nella black list, come “arbitraria e capricciosa” e asserendo che il blocco avrebbe dovuto cessare, secondo quanto riporta The Verge.

Per definire l’ultimo capitolo della diatriba, le due parti dovranno sedersi ad un tavolo entro il 20 maggio. Dopodiché ci si aspetta che Xiaomi possa lasciarsi alle spalle questa vicenda, in essere da inizio anno.

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Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.